Spirito d’adattamento mode: on
gennaio 27, 2014 — 19:26

Tower Bridge

Se qualcuno mi avesse detto: – Tu farai il cuoco -, non ci avrei mai creduto. Da piccolo uno dei miei sogni era fare il cuoco, ma quale essere umano sogna con la consapevolezza che i suoi sogni vengano davvero realizzati? Pochi! Se così fosse, se tutte le ambizioni della mia infanzia prendessero vita allora in futuro sarò anche un poeta, un punk e un pirata.
Conto le bruciature e i tagli sulle mie mani; conto le incazzature, date e avute, sul lavoro; conto le ore di sonno perse e le ore di vita buttate in quella stretta e calda cucina e capisco che fare il cuoco era solo la brutta copia di un’ambizione.
Tutto ciò sta accadendo a Londra, capitale di mezzo mondo, il paese dei balocchi, dove puoi provare a fare tutto quello che è nelle tue capacità. Qui ancora non riesco a capire cos’è che voglio, ma sto capendo cosa non voglio – che è già una grande cosa.
London ti cambia, radicalmente, mentalmente e fisicamente. E ti deruba. Tre mesi fa portai con me la mia bella pancia da birraiolo incallito: l’Inghilterra se l’è fregata, lasciandomi giusto qualche costoletta in evidenza. Mi hanno fregato anche la barba, si, perchè qui non ci sono prese elettriche nei bagni e, vista l’impossibilità di radermi con il rasoio elettrico, utilizzo la buon vecchia lametta usa e getta, che usi e non getti più, con la quale o tagli tutto o non tagli niente. Via tutto dunque.
Londra ha violato il mio sonno, il mio portafogli e la mia innocenza. Dopo due settimane qui, già ero diventato adulto. Dopo solo due settimane sono stato capace di utilizzare fluentemente l’inglese per: incazzarmi, litigare, affermare il mio punto di vista, gestire la mia vita professionale. E intanto il camice da cuoco mi andava sempre più grande, afflosciato sulla mia magra figura, con le maniche girate e rigirate per non sembrare Cucciolo dei sette nani. La vera sorpresa è stata nel vedere i capelli crescere sempre di più e, allo stesso tempo, la misura del cappellino da cucina diminuire di un numeretto ogni settimana. Londra mi ha fatto dimagrire anche la testa.
Ci sono però cose che non cambiano mai, quelle cose che, volere o volare, costruisci attorno a te per avere quella primordiale sensazione di “casa”. Sto parlando del negozio di fiducia, il tabaccaio di fiducia, il giornalaio di fiducia (tutto questo è identificato in un solo negozio off license che io amo definire “emporio”). La strada, anzi, le infinite strade che ti riportano ogni volta a casa; quelle stesse strade che ti fanno sentire parte di un quartiere, di una comunità. Le palline da giocoliere acquistate a Camden Town; la pasta fatta con i pomodori finti che crescono sotto il cocente sole britannico; la caffettiera che brucia quel poco di caffè che esce.
E poi l’ultima cosa, la costante: ogni volta che mi trasferisco in un’altra città, purtroppo o menomale, mi ritrovo sempre ad abitare vicino allo stadio. Certo, c’è differenza tra l’ Adriatico di Pescara e lo Stadio Olimpico di Stratford ma il succo resta lo stesso: ovunque io vada riesco sempre a identificare attorno a me quelli elementi che mi danno la sensazione di “casa”. E me ne compiaccio.

The Royal Baby
luglio 13, 2013 — 21:30

Royal-Baby1

E’ da stamane che la Regina Elisabetta II controlla nervosamente il suo cellulare old-style, coi numeri grandi, attendendo la “semplice” telefonata che il piccolo Willy tra un pò le farà. ElyQueen26. Poi un’altra “semplice” telefonata a Cameron e colpi di cannone.

Boom (x 41volte).
Così sarà annunciata la nascita del bimbo più sfortunato del mondo.
Verrà alla luce e piangerà, come qualunque bebè, ma lui/lei di certo non sa ancora chi è. Lo prenderanno a schiaffi sul culo, e il medico, che sa lui/lei chi è, secondo me godrà un pochino.
Immagino che lo portano a “casa”, e un babbuino di nome Rafiki lo alzerà al cielo, affacciato dal balcone principale, sulle note de “La giostra della vita” di Ivana Spagna, versione inglese.
Pensateci… non scenderà mai per strada a giocare a nascondino o a palla, con i bambini normali – come i bambini normali;
non sarà mai su facebook, twitter, whatsapp;
non uscirà mai da solo (e per “solo” intendo senza scorta);
dovrà attendere l’università per poter conoscere in senso biblico qualche ragazza (e dovrà anche prestare attenzione a non spargere il royalsperm in giro per le britishpussy. Insomma, davvero il bebè più sfortunato del mondo.

Però quelli che da piccoli giocano per le strade, da grandi vanno a lavorare.

Oggi, 6 maggio 2013. Open Day
maggio 6, 2013 — 14:31

Il cielo piange. Per Giulio Andreotti? Per Napoleone schiattato il giorno di ieri? No! Piange per il fatto che la stella più bella è scesa sulla terra ecc. ecc.
Sono io la stella più bella! E non dite di no. I giorni dei vostri compleanni non pioveva, o almeno, non a tutti i vostri compleanni.
Come già riportato in un altro post, oggi non è solo il mio compleanno. E’ il compleanno di tanta gente e di tante cose! Un anno fa, infatti, mi è stato anche regalato/appioppato questo blog. Si si, cari, proprio questo. Mi ci è voluto quasi un anno per cominciare a scriverci su qualcosa, non dico di buono ma almeno di lungo. E le soddisfazioni, piano piano arrivano.
Ora, non è che io voglio fare il blogger da grande; non è che ho aperto un blog per fare soldi (me l’hanno aperto). Però, visto che sono laureato, visto che ho 24 anni, e visto che mio papà già aveva due figlie alla mia età -nonché una moglie, nonché un lavoro-, faccio finta che questo sia il mio lavoro, e vi prometto, cari miei followers, che da oggi mi impegnerò tanto per il sito, per voi e per me.

Volevo andare al mare, ma a quanto pare il mare è venuto da me, precipitandosi dal cielo grigio. Quindi, niente male. In compenso vi informo che oggi a casa mia c’è L’OPEN DAY, indi per cui, affrettatevi gente, non spingete e entrate uno alla volta.

Intanto gustatevi insieme a me questo piccolo regalino pensato da Google. Lo fanno a tutti il Doodle, oppure premiano solo la potenza mediatica?

Compleanno mio

Le Pasque non finiscono mai
maggio 5, 2013 — 13:25

Followers! Vi ho abbandonati. Spero ve ne siate accorti. E’ stato un lungo e intenso, nonchè confuso e felice periodo. Ma ora sono ritornato più carico che mai. Ho il tablet, connessione perenne, instagram e chi più ne ha più ne metta! Sono social come solo Zuckemberg può essere social! No di più. Ho il mondo in tasca. Ho tutti voi in tasca! Posso scattare una foto e pubblicarla al momento. Posso pensare una cazzata e comunicarvela prima ancora di pensarla.
Eppure manco dalla rete da tanto tempo.
Eppure per scrivere queste quattro righe ho dovuto prendere uno zozzo tovagliolo di carta e una penna blu che non scrive più tanto bene.
Forse mi verrebbe meglio fare le foto con la polaroid per poi scannerizzarla. Il fatto è che ancora non mi sento adeguato alla tecnologia. Ho il mondo in tasca ma le mani non ce le metto mai, continuo sempre a guardarmi intorno, a respirare l’aria per sentire la puzza della città, l’odore della carta; a sporcarmi le dita con l’inchiostro. Ah! Queste sono proprio considerazioni da nostalgico sfigato. Il fatto è che certe volte non so proprio cosa scrivere in rete. Vorrei avere la loquacità e la sfacciatezza dei bimbiminkia, e pubblicare bellissime foto di me con Instagram o Camtoy.

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Ricapitolando un attimo, questo è stato un periodo di banchetti, pasquali e non. Ho visto e mangiato una miriade di confetti rossi. Periodo di lauree? Si. Però stavolta, dopo anni e anni passati a subire proclamazioni su proclamazioni di gente che si è laureata prima di me pur avendo iniziato l’università dopo di me, è stata la mia volta! Purtroppo o menomale non posso raccontarvela. Di quel giorno ricordo soltanto il mio cellulare che squillava in continuazione; ricordo frotte di parenti da ricevere, accogliere, smistare; ciurme di compagni da unire e cagare adeguatamente senza lasciare nessuno offeso. E’ per questo che sto mandando curriculum agli hotel sperando che mi prendano come receptionist.

La laurea ti cambia, sarà che la gente comincia a parlarti o ad aspettarsi qualcosa da te; sarà che tu stesso cominci a parlarti e ad aspettarti qualcosa da te;. Il vezzo di avere la puzza sotto il naso, però, me lo son fatto passare. Sabato al bar vediamo “Bastardi senza gloria”, domenica pomeriggio rifacciamo il giochetto dei nomi attaccati in fronte, quel gioco nel quale bisogna scrivere un nome di un personaggio su un bigliettino da porre sulla testa di colui che deve indovinare il personaggio scritto. Non l ho finito il gioco perchè alle 17 dovevo partire. E son partito, di corsa per il ritardo. Salgo sul pullman, tablet e ukulele con me, testa alzata e occhi così U_U. Tutti mi guardavano, mi divoravano con gli occhi e io iniziai a pensare che allora davvero la laurea ti cambia, e da fuori si vede! Mi siedo con la schiena dritta e continuo a tirarmela.

U_U.

Dopo un pò ho smesso, infondo “sei laureato, e sti cazzi?”. Metto le cuffie, mi svacco sul sedile sporcandolo con le scarpe bagnate e la gente ancora mi fissava. Mi stavo molto molto imbarazzando, tanto più quando una ragazza si è alzata e si è avviata verso di me. Tolgo le cuffie aspettandomi di sentire: “Ma chi ti credi di essere?”. Invece, graziosa e fatale, mi toglie il cappello per mostrarmi il bigliettino che avevo dimenticato lì: TELESPALLA BOB.

Cascata di capelli.

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Questo è Ciospinino, la mascotte della mia laurea. E’ stato scolpito nelle migliori botteghe di Firenze, a mia immagine e somiglianza.

Vi saluto. giovinotti. Oggi è la pasqua ortodossa, e io, da buon personaggio internazionale, vado a farmi un bel pranzetto dalle amiche greche.

Kalò Paschà!

La festa della patata
marzo 8, 2013 — 14:38

patata

Questi sono i miei auguri a tutte le donne. A tutte le donne vere, non a quelle che aspettano l’otto marzo per ubriacarsi e magari scopare.
Non alle milf che cercano “il ventenne di turno”, lasciando il marito e i figli a casa! [cit.]
Non a quelle che pretendono le mimose, per sentirsi donne apprezzate e rispettate.
A voi dovrebbero regalare una patata!
Alle donne vere non regalo mimose, perché non crescono tutto l’anno, e quel fiore dovrebbe essere regalato tutti i giorni. Le donne vere che dico io non hanno bisogno di rispetto, di uomini o di te! Le donne vere hanno già il rispetto, di uomini ne hanno camion pieni e di te, o di me… beh… ne hanno le palle piene (si perché le donne vere hanno le palle).
Signori e signore tutte, andiamo a rivedere il motivo di questo giorno. Io l’ho fatto e non ho trovato tacchi a spillo, spogliarellisti né ristorantini chic.
Per quanto riguarda me… non so se sono capace a fare bene l’uomo, però ho un albero di mimose invisibili che fa fiori tutto l’anno per le donne che reputo più preziose. Loro non lo vedono, ma ogni santo giorno lascio un mazzetto nel posto più vicino a loro.