E stasera: “zuppa de merda”. (Aspra critica nei confronti dell’arredamento del Mc Donald’s)
marzo 6, 2013 — 14:51

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L’altro giorno ero all’Ikea. Giravo tra gli scaffali mentre la radio passava Gianni Morandi. Verso l’ora di pranzo decido di dirigermi al ristorante, ma mi blocco quando vedo passare Gianni Morandi (lo VEDO non lo SENTO). Mi pongo due domande, mi documento e vengo a scoprire che i cinesi (I CINESI!) trovano non salutare il cibo del colosso svedese.
Ci sarebbero da criticare gli asiatici che si cimentano nelle analisi dei prodotti alimentari, l’Ikea che ci fa mangiare la cacca, e la gente che si lamenta di non mangiare roba buona in un negozio di mobili. Anche se, a pensarci bene, pensando al cibo di oggi, i colibatteri fecali sono l’ingrediente più biologico che io abbia mai sentito da venti anni a questa parte.
E comunque, se vogliamo dirla tutta, le panche e i tavolini al Mc Donald’s fanno schifo al cazzo!

L’ingiustificabile
marzo 4, 2013 — 14:44

Sono rimasto in casa per più di un mese, fino allo scorso weekend. Mi sono sentito come Diogene il Cane, che digiunava ventiquattro ore per poi meglio gustare il pasto arrangiato del giorno dopo.
Fondamentalmente non ho fatto niente di diverso rispetto alle altre uscite che da cinque anni si ripetono uguali in questo posto. La sola novità è stata la mia percezione non alterata. Non un goccio di vodka, birra, idromele o retsina che sia. Ero sobrio marcio!
Ho intravisto la realtà, fatta dall’irrealtà degli altri. Ragazzi colti d’amnesia nel momento esattamente dopo aver fatto una stronzata; racchie donarsi a fighi e viceversa; ragazze che mi si strusciavano e baciavano e io che le mettevo in fuga perchè troppo capace di articolare un discorso sensato. Ho riso di cadute, di movimenti goffi, di parole biascicate e di discorsi surreali.
Poi siamo usciti fuori, e mentre intrattenevo discorsoni filosofici, proprio lì, nella nostra Agorà, qualcuno ha fatto parlare i bicchieri prima vuotati, e a una certa ora è possibile che i bicchieri parlino tramite le mani, non tramite la bocca. Una zuffa, un po’ di tensione, tanta gente e poi tante opinioni.
Ascoltavo e volevo vomitare, ma non avevo niente in corpo;
guardavo e volevo vomitare, ma non avevo niente in corpo.
Se avessi bevuto una vodka soltanto avrei potuto fare molte più cose: prendere parte alla lotta; non accorgermi della lotta; vomitare qualcosa.
Per vivere bene ci sono due cose sempre e comunque ingiustificabili: la violenza e l’assenza di alcool il venerdì sera.

La Casta
febbraio 28, 2013 — 13:59

CameraPescara. Tempo di elezioni politiche. La situazione, mai come stavolta, risulta incerta e rivoluzionata: politici veterani fuori dal parlamento, giovani laureati che hanno conquistato la loro poltrona, vecchi che si rifiutano di definire “politici” questi giovani. C’è chi la definisce la vittoria del popolo, chi del populino.
In questo clima di incertezza e speranza, io ho avuto l’onore di essere avvicinato da un politicante, che prometteva in politichese, sbagliando spesso e volentieri l’uso dei congiuntivi. Il signorotto voleva darmi la sua benedizione perché, come mi ha fatto notare, “un giovane laureato (quasi laureato nel mio caso) ha bisogno di un po’ d’aiuto per farsi strada.” A me, tornò in mente un simpatico aneddoto che ha come protagonista Diogene il Cane, che chiamo affettuosamente “il filosofo punkabbestia”, e Alessandro Magno. I due si incontrarono per la strada di Corinto, Alessandro in sella al suo destriero, Diogene seduto sulle scale del Craneo a godersi il sole.
«Io sono Alessandro Magno! Tu chi sei?»
«Io sono Diogene il Cane.»
«Chiedimi tutto quello che vuoi.»
«Spostati che mi togli il sole.»
Dopo averlo raccontato il politico mi ha colto in fallo ponendomi una domanda a cui non ho saputo dare risposta:
«Ai miei tempi c’erano altri cartoni animati. Come si chiama questo?»

Paperino, Qui, Quo e Qua.
febbraio 13, 2013 — 14:15

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Quando avevo otto anni ero il più figo di tutti. Avevo già tre splendide nipotine. Quando poi ne avevo nove e hanno iniziato a chiamarmi zio sono diventato egocentrico come un adulto. Mi son sentito subito investito di responsabilità: cosa insegnare loro, come farle felici, come farle crescere forti e decise. Ero diventato un uomo.

Il mio training consisteva in ore e ore di gioco in cui dovevo vincere io e in cazzate assurde (pensate la notte per essere raccontate il giorno dopo) che distorcevano sempre la realtà, o infondevano paure che non esistevano. Spesso si finiva a litigare per lo stesso gioco, e in quel momento non vedevi tre bimbe giocare con il loro zio, ma quattro bimbi che si azzuffavano.
Poi sono diventate donne e io non me ne sono accorto. E nonostante, come loro, io ancora smell like teenspirit, quando mi sento chiamare “zio” tuttora riesco a sentirmi grande.
Fatto sta che oggi fanno 16 anni, hanno una capacità di giudizio maggiore della mia, e spesso mi portano a riflettere.
Tra qualche anno mi imbucherò a qualche loro festino. Poi gli passerò i libri universitari e loro mi passeranno le amiche carine.

Happy B.Day to ya!

Meno male che è carnevale
febbraio 10, 2013 — 20:57

Ieri ho deciso di vestirmi a modo: polacchine, giacca, cappotto lungo, camicia. Che stile! Ma anche che coraggio!
Però non si cambia abbigliamento il giorno di carnevale.
Se verrò su un bambino insicuro e disagiato la colpa è stata di colui che mi ha chiesto: e tu invece da cosa ti sei vestito stasera?

vestito carnevale