Tarantelle anticrisi
gennaio 15, 2013 — 20:17

Mi hanno dato del jazzista. Toh! ‘Sti maleducati, come si permettono di offendere uno dei generi che più mi piace?
Ero al mio paesino strimpellando con la chitarra e usando qualche accordo settimo di troppo. E’ stato facile diventare jazzista. Ed è stato anche un onore per me sentirmelo dire (ovviamente guardandomi bene dall’avere intorno qualche musicista serio).
Quello che stavo effettivamente suonando era una tammuriata da me reinterpretata. Se devo strimpellare vengono fuori valzer, tarantelle, un po’ di rebetiko e di pizzica. Da sempre. Mi chiedo: un ragazzino americano suona istintivamente blues, jazz e country? Un ragazzo brasiliano suona samba e bossa nova?
Molto probabilmente si. Tutti conoscono il blues e sanno arrangiare due accordi. In Brasile davvero la gente ascolta quelli che noi definiamo senza distinzione “latini americani”. Allora non sono in torto se suono le tarantelle. Siete in torto voi, interlocutori da strapazzo, che mi date del jazzista.
Dovrei ora dirvi i miei pensieri a riguardo. Dovrei dirvi che mi piacerebbe sentire un artista italiano che suona la tammuriata o la tarantella., ma che le suona in maniera nuova. Dovrei esagerare aggiungendo che mi piacerebbe sentire un artista straniero che interpreta una tammuriata e poi vorrei sentire tanti sottogeneri derivati da questi che già abbiamo.
Proprio questo pensavo al paesino mio, incazzandomi un po’ con il blues e il rock’n’roll e andandomene in paranoia, con la chitarra in mano e le sei corde bloccate. Non so quale anima gentile passando si è fermata dinanzi a me trascinandomi via. Aveva le mie stesse angoscie, e in più una fisarmonica e un tamburello, dei flauti di canna e un bufù (scriverò un post su cosa è il bufù, e mettero anche il link qui, fighissimo 😀 ). Insieme siamo andati ad affogare i nostri dispiaceri nel vino e nelle tarantelle, e siamo rimasti giorni interi a suonare e bere per ben dimenticare il nostro malumore tanto che nella felicità generale abbiamo dimenticato cosa dimenticare. Abbiamo anche dimenticato che stavamo dimenticando. E abbiamo riso e fatto musica nuova, una musica solida che nella terra ha ben piantato le radici e sta lì, ferma come un albero, in attesa che qualcuno la porti a passeggio, prima che si secchi e muoia del tutto.

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