La Casta
febbraio 28, 2013 — 13:59

CameraPescara. Tempo di elezioni politiche. La situazione, mai come stavolta, risulta incerta e rivoluzionata: politici veterani fuori dal parlamento, giovani laureati che hanno conquistato la loro poltrona, vecchi che si rifiutano di definire “politici” questi giovani. C’è chi la definisce la vittoria del popolo, chi del populino.
In questo clima di incertezza e speranza, io ho avuto l’onore di essere avvicinato da un politicante, che prometteva in politichese, sbagliando spesso e volentieri l’uso dei congiuntivi. Il signorotto voleva darmi la sua benedizione perché, come mi ha fatto notare, “un giovane laureato (quasi laureato nel mio caso) ha bisogno di un po’ d’aiuto per farsi strada.” A me, tornò in mente un simpatico aneddoto che ha come protagonista Diogene il Cane, che chiamo affettuosamente “il filosofo punkabbestia”, e Alessandro Magno. I due si incontrarono per la strada di Corinto, Alessandro in sella al suo destriero, Diogene seduto sulle scale del Craneo a godersi il sole.
«Io sono Alessandro Magno! Tu chi sei?»
«Io sono Diogene il Cane.»
«Chiedimi tutto quello che vuoi.»
«Spostati che mi togli il sole.»
Dopo averlo raccontato il politico mi ha colto in fallo ponendomi una domanda a cui non ho saputo dare risposta:
«Ai miei tempi c’erano altri cartoni animati. Come si chiama questo?»

Paperino, Qui, Quo e Qua.
febbraio 13, 2013 — 14:15

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Quando avevo otto anni ero il più figo di tutti. Avevo già tre splendide nipotine. Quando poi ne avevo nove e hanno iniziato a chiamarmi zio sono diventato egocentrico come un adulto. Mi son sentito subito investito di responsabilità: cosa insegnare loro, come farle felici, come farle crescere forti e decise. Ero diventato un uomo.

Il mio training consisteva in ore e ore di gioco in cui dovevo vincere io e in cazzate assurde (pensate la notte per essere raccontate il giorno dopo) che distorcevano sempre la realtà, o infondevano paure che non esistevano. Spesso si finiva a litigare per lo stesso gioco, e in quel momento non vedevi tre bimbe giocare con il loro zio, ma quattro bimbi che si azzuffavano.
Poi sono diventate donne e io non me ne sono accorto. E nonostante, come loro, io ancora smell like teenspirit, quando mi sento chiamare “zio” tuttora riesco a sentirmi grande.
Fatto sta che oggi fanno 16 anni, hanno una capacità di giudizio maggiore della mia, e spesso mi portano a riflettere.
Tra qualche anno mi imbucherò a qualche loro festino. Poi gli passerò i libri universitari e loro mi passeranno le amiche carine.

Happy B.Day to ya!

Meno male che è carnevale
febbraio 10, 2013 — 20:57

Ieri ho deciso di vestirmi a modo: polacchine, giacca, cappotto lungo, camicia. Che stile! Ma anche che coraggio!
Però non si cambia abbigliamento il giorno di carnevale.
Se verrò su un bambino insicuro e disagiato la colpa è stata di colui che mi ha chiesto: e tu invece da cosa ti sei vestito stasera?

vestito carnevale

Come intitolare un post che non parla di nulla?
febbraio 9, 2013 — 13:02

Sarebbe banale parlare dei contenuti condivisi su facebook in particolari circostanze. Mi riferisco a quei contenuti “comuni”, che sono rappresentati dagli auguri di Natale, dalla morte o nascita di qualche celebrità (ringraziando il santo doodle di google che ci rende tutti colti), dalla voglia o nostalgia di estate. Il seguente post non parla di questo.

Sono appena rientrato a casa. Quando ero fuori ho aperto il cappotto perché sentivo caldo. Ora sono a casa, ma fuori nel giardino, illuminato da un sole delicato che basta a darti una sensazione primaverile. Bevo ginseng, apro e chiudo l’ultimo capitolo della tesi, mi godo il momento…

“Se avessi cento mila euro comprerei una casa. Ho centomila euro? No. Quindi ancora non posso comprarmi una casa. Se avessi le ali potrei volare. Ho le ali? No, quindi non c’è neanche la possibilità che io voli. Se tutto l’Oceano Pacifico si riverasse, non sarebbe in grado di spegnere la fiamma del mio amore per te. L’oceano si può riversare? No, quindi non ti amo neanche un pò” (Cit. Cai Il Ruffiano)

Storia in 140 caratteri:
Omar giaceva ai piedi del portone, avvolto nella sua sporca coperta, morto di freddo durante la notte. Al bar affianco si faceva colazione

Sto seriamente pensando di impegnarmi in una campagna di difesa dei frutti. Qua la gente smette di mangiare carne e comincia ad ammazzare l’erba. Quando bevi una spremuta in realtà bevi il sangue del frutto. Me l’ha detto il pompelmo che sta di là in cucina. Vorrei anche che in TV fossero evitate le scene cruente, tipo sbucciare una banana o tagliare una mela.

Uff… ma perchè a Pescara c’è il sole? Questo sarebbe potuto essere un bel post sulla neve, bello e interessante come tutti gli altri pubblicati oggi sui social network. E invece no.
Mi dispiace followers, non ho niente da dirvi. Se non nevica non posso scrivere di quanto è bella o è brutta la neve.

Pompelmo friend

Buongiorno principesso!
febbraio 2, 2013 — 16:02

Oggi ho voluto trattarmi bene, avendo un risveglio diverso, più morbido, in modo tale da iniziare la giornata per il verso giusto. Per la sveglia ho fatto affidamento al mio orologio biologico, che funziona dalle tre di pomeriggio in poi. Lo scenografia era il giardino di casa mia e il ruolo che interpretavo era quello dello scrittore.
L’unica cosa rimasta identica a tutti i miei altri risvegli da cinque anni a questa parte è il caffè bruciato e plasticoso, mio collega di università.

Scrivere in giardino, a penna, mi fa sentire nudo…
forse perchè fa freddo

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